
Tre incontri zonali sono stati organizzati per condividere la preparazione al Tempo della Quaresima in questo anno speciale giubilare che celebra l’VIII centenario del Transito di San Francesco. Frati, Clarisse e laici francescani appartenenti all’OFS, i tre rami della famiglia francescana, si sono riuniti nei monasteri di Iglesias, Oristano e Sassari per meditare, in momenti diversi, ma all’unisono, sul significato di questo spazio prezioso, tempo sacro e intenso che prepara all’incontro con Cristo Risorto. Per Francesco la Quaresima non era solo quella che precedeva la Pasqua di Resurrezione, ma era solito praticare anche quelle d’Avvento, dai Santi a Natale, dall’Epifania per 40 giorni, dai Santi Pietro e Paolo all’ Assunta, dall’ Assunta fino a San Michele Arcangelo. Periodi che non duravano necessariamente 40 giorni, ma che potevano essere in realtà molto più lunghi ed erano legati alle particolari devozioni che Francesco custodiva nel suo cuore. Si trattava per lui di momenti vissuti in solitudine, digiuno e preghiera, dai quali usciva trasformato. Era un tempo da lui prediletto, mosso dal desiderio ardente dell’unione col Signore, nonostante vivesse costantemente la battaglia contro le tentazioni del proprio io e della fragilità della carne nel conformarsi a immagine di Gesù che ha affrontato nel deserto le tentazioni riguardo alla sua identità di figlio di Dio. Un’immersione totale nel mistero del digiuno di Gesù nel deserto e della sua passione. La Verna, il Monte Subasio, l’Isola Maggiore del Trasimeno, lo speco di Narni e gli eremi erano i luoghi che lui preferiva e nei quali trovava la pace e l’ispirazione ideali per l’adorazione. San Francesco non considerava la Quaresima un atto devozionale, ma un incontro vivo che lo trasfigurava, rendendolo docile, umile e così povero da permettergli di essere trasformato, di spogliarsi totalmente consegnandosi al Padre, di farsi di conseguenza prossimo agli ultimi, senza alcuna pretesa di volerli cambiare, con la capacità di custodirli con quella misericordia che solo dal Signore può provenire. Che cosa quindi rappresenta per noi oggi questo tempo prezioso? È un itinerario di luce che ci conduce alla Pasqua, con lo sguardo rivolto a Cristo Risorto, che dal segno delle ceneri ci porta al fuoco, dalle tenebre alla luce, rinnovati e purificati, protesi verso la gioia Pasquale. Una lettura della Scrittura che ci parla in questo tempo, ricca di senso, interpretata nel segno della Resurrezione. Un momento di discernimento, di silenzio, alla ricerca di uno spazio solo nostro, lontano dalle distrazioni del mondo, da intendersi non come una fuga, ma come un tempo di preghiera profonda che ci consente di guardarci dentro, nell’ intimo del cuore. Solo allora la quaresima potrà rappresentare una verifica del nostro cammino in questo passaggio terreno, che ci condurrà dalla schiavitù del peccato alla vita, alla vera libertà e ci permetterà di passare da una visione offuscata del mistero di Dio ad una visione piena della Sua gloria. Un cammino che, se vissuto in pienezza, ci conduce alla conoscenza della bellezza originale, quella che incontreremo nell’eternità quando potremo contemplare le realtà celesti. Un invito quindi a non peregrinare per questo mondo senza una meta precisa, ma piuttosto a vivere il tempo che ci è stato donato sapendolo investire, fin d’ora, alla ricerca della santità. La provocazione di Francesco è quindi di lasciarci trasformare, abbandonandoci, offrendo a Dio la nostra volontà e le nostre resistenze; in quella lotta contro quella parte di noi che si oppone al cambiamento, che non lascia spazio sufficiente perché lo Spirito possa agire trasfigurandoci. Solo allora, mettendo da parte la nostra volontà e conformandoci a Cristo, sull’esempio di Francesco, potremo mettere da parte i nostri egoismi riuscendo così a divenire dono per gli altri. In questo modo l’esperienza Pasquale potrà essere vissuta fino in fondo e la morte a quel punto non avrà avuto l’ultima parola.
Consiglio regionale OFS
Gruppo di lavoro Comunicazione
Nadia Rosas
